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Rottamazione Quinquies, possibile svolta per Imu, Tari e multe: ma non tutti avranno gli stessi vantagg

La nuova Rottamazione Quinquies potrebbe aprire anche ai debiti con i Comuni, includendo quindi Imu, Tari, multe stradali e altri tributi locali. Una novità molto attesa da tante famiglie che negli anni hanno accumulato cartelle difficili da sostenere.  

L’obiettivo della misura sarebbe quello di permettere ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione pagando il debito principale, ma con un forte alleggerimento di interessi e sanzioni.

Cosa cambierebbe davvero

Negli ultimi anni molti debiti sono aumentati enormemente proprio a causa delle maggiorazioni accumulate nel tempo.

Una Tari da 1.000 euro, ad esempio, può trasformarsi dopo anni in una cifra molto più alta tra:

  • interessi; 
  • sanzioni; 
  • spese di riscossione. 

Con la rottamazione, invece, il contribuente continuerebbe a pagare il capitale dovuto, cioè l’importo reale del tributo non versato, ma potrebbe evitare gran parte degli extra maturati negli anni.

Ed è proprio questo uno dei punti centrali della discussione: non si cancella il debito originario, ma si riduce il peso economico che col tempo è diventato difficile da sostenere per molte famiglie.

Quali debiti potrebbero rientrare

L’estensione ai Comuni potrebbe riguardare:

  • Imu non pagata; 
  • Tari arretrata; 
  • multe stradali; 
  • tributi comunali locali; 
  • cartelle affidate alla riscossione fino al 2023. 

Sarebbe inoltre possibile pagare a rate, rendendo più sostenibile la regolarizzazione dei debiti.

Perché alcuni Comuni sono contrari

Non tutti gli enti locali però guardano con favore alla misura.

Molti Comuni temono soprattutto di perdere una parte delle entrate previste, perché eliminare sanzioni e interessi significa inevitabilmente incassare meno rispetto agli importi iniziali delle cartelle.

Per amministrazioni già in difficoltà economica questo può diventare un problema, soprattutto per finanziare servizi essenziali come:

  • raccolta rifiuti; 
  • manutenzione urbana; 
  • scuole; 
  • assistenza sociale; 
  • trasporti locali. 

C’è poi anche un’altra questione molto delicata: diversi sindaci ritengono che le rottamazioni ripetute possano dare il messaggio che “chi non paga prima o poi ottiene uno sconto”.

Una posizione che nasce anche dalla necessità di tutelare chi, nonostante le difficoltà, ha sempre pagato regolarmente tasse e tributi comunali.

Il rischio di cittadini trattati in modo diverso

Uno degli aspetti più discussi riguarda il fatto che l’adesione dei Comuni non sarebbe automatica.

Ogni amministrazione locale potrebbe infatti scegliere autonomamente se aderire oppure no alla rottamazione.

Questo significa che potrebbero crearsi situazioni molto diverse tra città vicine. Due famiglie con identici debiti potrebbero ricevere trattamenti completamente differenti soltanto perché vivono in Comuni diversi.

Chi risiede in un Comune che aderisce potrebbe:

  • pagare meno interessi; 
  • eliminare le sanzioni; 
  • ottenere rate più leggere. 

Chi invece vive in un Comune che decide di non partecipare continuerebbe a dover pagare l’intero importo senza agevolazioni.

Ed è proprio questo il punto che sta facendo discutere di più: il rischio di creare una sorta di “lotteria territoriale” in cui gli aiuti dipendono dal Comune di residenza.

Perché la misura piace comunque a molti enti

Nonostante le perplessità, diversi Comuni vedono la rottamazione anche come un’opportunità concreta per recuperare somme che altrimenti rischiano di restare inesigibili per anni.

In molti casi, infatti, i debiti diventano talmente alti da risultare impossibili da pagare.

Incassare almeno il capitale dovuto viene considerato meglio che non recuperare nulla.

Per questo motivo alcune amministrazioni potrebbero scegliere di aderire proprio per aumentare gli incassi e chiudere vecchie posizioni aperte da tempo.

Quando potrebbe arrivare

La misura è ancora in fase di definizione, ma il tema dell’estensione ai tributi locali è ormai entrato stabilmente nel dibattito politico.

Ecco le date importanti da ricordare per il 2026:

  • Entro il 30 giugno: i Comuni devono decidere se aderire e pubblicarlo sul proprio sito.
  • Dal 15 settembre: l'esattore mostrerà ai cittadini i debiti che si possono pagare a rate o con lo sconto.
  • Dal 16 settembre al 31 ottobre: si può inviare la domanda online ed eventualmente modificarla.
  • Entro il 31 dicembre: i cittadini riceveranno il calcolo della cifra totale da pagare e le scadenze delle rate.

Per milioni di contribuenti potrebbe rappresentare una nuova occasione per rimettersi in regola senza il peso di interessi e sanzioni accumulati negli anni.

 

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