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Imprese italiane, fatturato in crescita nel 2026 e 2027: ma il 70% teme il caro energia

L’indagine Unioncamere-Centro Studi Tagliacarne fotografa un sistema produttivo che resiste alle incertezze internazionali. Oltre un’impresa su quattro prevede ricavi in aumento, mentre crescono gli investimenti in intelligenza artificiale, digitale e sostenibilità. Più ottimiste le aziende guidate dagli under 35.

Le imprese italiane guardano al futuro con un cauto ottimismo, nonostante le tensioni geopolitiche, l’aumento dei costi energetici e le incertezze dell’economia internazionale. Oltre un’azienda su quattro prevede una crescita del fatturato nel 2026 e nel 2027, mentre una quota significativa del sistema produttivo punta su innovazione tecnologica, sostenibilità e formazione per rafforzare la propria competitività.

È quanto emerge dall’indagine realizzata da Unioncamere e dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, condotta su un campione di circa 4.500 imprese manifatturiere e dei servizi, con un numero di addetti compreso tra 5 e 499.

Secondo la rilevazione, il 27,5% delle imprese prevede per il 2026 una crescita del fatturato di almeno il 3%, mentre il 19,8% delle aziende esportatrici si attende un incremento delle vendite all’estero e il 15,8% delle imprese stima un aumento dell’occupazione.

Le aspettative rimangono relativamente positive anche per il 2027, quando il 25,9% delle aziende prevede un incremento del giro d’affari, il 20,6% delle esportazioni e il 13% degli occupati.

Un quadro che evidenzia la capacità di adattamento di una parte importante del tessuto imprenditoriale italiano, chiamato a confrontarsi con uno scenario economico sempre più complesso.

Fatturato 2026: un’impresa su cinque teme un calo del business

Nonostante le previsioni complessivamente incoraggianti, l’indagine evidenzia anche alcune criticità.

Per il 2026, oltre la metà delle imprese punta a mantenere sostanzialmente invariato il proprio fatturato, mentre il 20,1% prevede una contrazione del volume d’affari.

Nel 2027, invece, il 50,4% delle aziende si aspetta una situazione di stabilità e il 7,1% teme una riduzione dei ricavi.

Aumenta però l’incertezza: il 16,7% degli imprenditori dichiara di non essere in grado di formulare previsioni attendibili sull’andamento della propria attività nel prossimo anno.

Il dato conferma come le imprese abbiano progressivamente sviluppato una maggiore capacità di convivere con l’instabilità economica, senza tuttavia poter eliminare i rischi legati all’evoluzione dei mercati internazionali.

Imprese under 35 più ottimiste: il 37,6% prevede ricavi in crescita

Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda le imprese giovanili, che mostrano aspettative decisamente superiori alla media nazionale.

Tra le aziende guidate da under 35, il 37,6% prevede un incremento del fatturato nel 2026, contro il 27,5% del totale delle imprese.

La differenza emerge anche nelle previsioni relative all’export: il 34,8% delle imprese giovanili esportatrici si attende una crescita delle vendite all’estero, rispetto al 19,8% della media.

Sul fronte occupazionale, il 24,3% delle aziende under 35 prevede nuove opportunità di crescita dell’occupazione, contro il 15,8% complessivo.

La maggiore fiducia delle imprese giovanili si conferma anche nelle previsioni per il 2027: il 33,3% stima un aumento del fatturato, il 34,1% delle esportazioni e il 21,4% dell’occupazione.

Numeri che evidenziano una maggiore propensione alla crescita dichiarata dalle aziende a prevalente partecipazione giovanile, pur trattandosi di aspettative e non ancora di risultati economici effettivamente conseguiti.

Caro energia, oltre il 70% delle imprese teme conseguenze sui costi

Il principale elemento di preoccupazione per le aziende italiane rimane il costo dell’energia.

Secondo l’indagine, oltre il 70% delle imprese teme l’impatto dell’aumento delle bollette energetiche sui costi aziendali e, tra queste, il 43,4% prevede una riduzione dei margini di profitto.

Una criticità che interessa trasversalmente il sistema produttivo, incidendo in particolare sulle attività caratterizzate da consumi energetici elevati.

Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha sottolineato come le imprese abbiano imparato a confrontarsi con una situazione di incertezza internazionale pressoché permanente, reagendo con maggiore rapidità e adattando le proprie strategie.

Secondo Prete, la fiducia degli imprenditori si è mantenuta sostanzialmente stabile negli ultimi tre anni, dopo la flessione registrata nel 2022 in seguito allo scoppio della guerra russo-ucraina.

L’aumento dei costi energetici rappresenta tuttavia una delle conseguenze più concrete dell’instabilità internazionale, spingendo numerose imprese a investire nel risparmio energetico e nell’efficientamento dei processi produttivi.

Intelligenza artificiale, il 21,8% delle imprese ha investito o investirà entro il 2028

La trasformazione digitale rappresenta una delle principali direttrici di investimento delle imprese italiane.

Secondo Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, il 21,8% delle aziende ha già effettuato investimenti in intelligenza artificiale nel triennio 2023-2025 oppure prevede di realizzarli entro il 2028.

Un dato che testimonia il crescente interesse verso tecnologie capaci di migliorare l’organizzazione aziendale, automatizzare attività e rendere più efficienti i processi produttivi.

Più in generale, il 44,6% delle imprese ha adottato tecnologie digitali 4.0 tra il 2023 e il 2025, mentre il 38% programma investimenti in questo ambito nel triennio 2026-2028.

L’intelligenza artificiale si inserisce quindi in un percorso più ampio di trasformazione tecnologica, che coinvolge non soltanto le grandi aziende, ma anche il sistema delle piccole e medie imprese.

La sfida sarà trasformare gli investimenti tecnologici in miglioramenti concreti della produttività, accompagnandoli con competenze adeguate e modelli organizzativi capaci di sfruttarne le potenzialità.

Transizione green: oltre un’impresa su tre investirà nella sostenibilità

Accanto alla digitalizzazione, la sostenibilità ambientale continua a occupare un ruolo importante nelle strategie aziendali.

Il 36,1% delle imprese prevede di realizzare investimenti green nel triennio 2026-2028, una percentuale sostanzialmente in linea con il 37,1% che ha già investito in questo settore tra il 2023 e il 2025.

Gli interventi riguardano sia i processi produttivi sia i prodotti, con particolare attenzione all’efficienza energetica e alla riduzione dei consumi.

Tra le imprese che hanno già investito nella sostenibilità, il 41% ha destinato a queste attività una quota compresa tra il 2% e il 5% del proprio fatturato, mentre il 9,6% ha investito almeno il 10%.

Si tratta di risorse significative, che confermano come la transizione ecologica venga considerata da una parte del sistema imprenditoriale non soltanto un obiettivo ambientale, ma anche uno strumento per contenere i costi e migliorare la competitività.

Formazione professionale: oltre la metà delle imprese investirà nelle competenze

L’innovazione tecnologica e la trasformazione dei modelli produttivi richiedono un aggiornamento continuo delle competenze professionali.

Proprio per questo, il 53,6% delle imprese prevede investimenti nella formazione e nel miglioramento delle competenze tecnico-professionali nel triennio 2026-2028.

Una percentuale leggermente superiore al 52,9% registrato nel periodo 2023-2025.

Il dato conferma la centralità del capitale umano nelle strategie di sviluppo aziendale.

Digitalizzazione, intelligenza artificiale e sostenibilità richiedono infatti figure professionali preparate, capaci di utilizzare le nuove tecnologie e accompagnare i cambiamenti organizzativi.

Per le imprese italiane, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, la formazione rappresenta quindi un fattore determinante per affrontare la trasformazione del mercato del lavoro e sostenere la produttività.

Imprese italiane tra resilienza e innovazione: le sfide per il 2027

L’indagine Unioncamere-Centro Studi Tagliacarne restituisce l’immagine di un sistema produttivo che, pur dovendo affrontare numerose difficoltà, continua a manifestare una significativa capacità di reazione.

Le tensioni internazionali, il costo dell’energia e l’incertezza economica non sembrano aver compromesso completamente la fiducia degli imprenditori, ma stanno contribuendo a ridefinire le priorità degli investimenti.

Digitalizzazione, sostenibilità e formazione emergono come tre direttrici fondamentali per sostenere la competitività delle imprese nei prossimi anni.

Particolarmente significativo è l’ottimismo delle aziende guidate dagli under 35, che mostrano aspettative di crescita superiori alla media, soprattutto sul fronte del fatturato e delle esportazioni.

Resta tuttavia essenziale creare condizioni favorevoli agli investimenti, attraverso politiche industriali efficaci, accesso al credito, riduzione degli oneri burocratici e strumenti di accompagnamento all’innovazione.

La vera sfida per il sistema produttivo italiano sarà trasformare la capacità di resistere alle crisi in una crescita stabile, sostenibile e capace di generare nuova occupazione.

 

Fonte: Unioncamere – Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, indagine sulle previsioni delle imprese 2026-2027

 

 

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