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Eternit bis, il reato è prescritto ma resta la responsabilità civile: confermati i risarcimenti per la morte di un operaio di bagnoli

La Corte di Assise di Appello di Napoli dichiara estinto per prescrizione il reato contestato all'ex vertice Eternit Stephan Schmidheiny, ma conferma le statuizioni civili.

La Corte di Assise di Appello di Napoli dichiara estinto per prescrizione il reato contestato all'ex vertice Eternit Stephan Schmidheiny, ma conferma le statuizioni civili.

Il reato è estinto per prescrizione, ma restano ferme le conseguenze civili per la morte di un lavoratore esposto all'amianto nello stabilimento Eternit di Bagnoli. È quanto stabilito il 27 ottobre dalla Corte di Assise di Appello di Napoli nell'ambito del processo Eternit bis, che vede imputato l'imprenditore svizzero Stephan Ernst Schmidheiny, ex vertice del gruppo Eternit.

La Corte, ha dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, confermando tuttavia le statuizioni civili della sentenza di primo grado e disponendo la rifusione delle spese legali sostenute dalle parti civili, tra cui l'Osservatorio Nazionale Amianto (ONA APS).

Una decisione che, pur non portando a una condanna penale, mantiene gli effetti civili del precedente giudizio e rappresenta un passaggio significativo nella lunga battaglia giudiziaria per le vittime dell'amianto.

La storia dell'operaio di Bagnoli: oltre trent'anni a contatto con l'amianto

Al centro del procedimento giudiziario c'è la morte di un ex operaio dello stabilimento Eternit di Bagnoli, deceduto nel 2009 a causa di un mesotelioma peritoneale, una grave neoplasia associata all'esposizione alle fibre di amianto.

L'uomo aveva lavorato nello stabilimento dal 1954 al 1985, trascorrendo oltre trent'anni in ambienti caratterizzati dalla presenza di polveri di amianto.

Le sue mansioni comprendevano lo scarico dei sacchi contenenti il minerale e le attività produttive nei reparti tubi e torni, con un'esposizione prolungata e intensa alle fibre cancerogene.

Nel 2007, a distanza di molti anni dall'inizio dell'attività lavorativa, era arrivata la diagnosi di mesotelioma peritoneale. Due anni più tardi, nel 2009, il decesso.

La vicenda è diventata uno dei casi affrontati nell'ambito del processo Eternit bis, relativo alle responsabilità per le morti correlate all'esposizione all'amianto negli stabilimenti del gruppo.

Eternit bis, un lungo percorso giudiziario tra Torino, Napoli e Cassazione

Il procedimento aveva avuto origine a Torino, nell'ambito del processo Eternit bis, per poi essere trasferito a Napoli.

Nel 2022, la Corte di Assise di Napoli aveva riconosciuto la responsabilità dell'imputato per omicidio colposo, dopo aver riqualificato l'originaria contestazione di omicidio volontario. La pronuncia aveva riguardato anche le richieste risarcitorie avanzate dalle parti civili.

La vicenda processuale era proseguita con la sentenza di appello del 2024, successivamente sottoposta al vaglio della Corte di Cassazione.

Nel febbraio 2025, la Suprema Corte aveva disposto un nuovo giudizio, chiedendo un approfondimento della motivazione relativa al nesso causale tra l'esposizione professionale all'amianto e la morte del lavoratore.

Il nuovo pronunciamento della Corte di Assise di Appello di Napoli, arrivato il 27 ottobre 2026, ha quindi dichiarato prescritto il reato, confermando però le statuizioni civili già riconosciute nel giudizio di primo grado.

Prescrizione del reato e risarcimenti: cosa significa la decisione

La prescrizione determina l'estinzione del reato per il decorso del tempo previsto dalla legge, ma non equivale a un'assoluzione nel merito.

In questo caso, la Corte ha applicato il principio previsto dall'articolo 578 del codice di procedura penale, che consente, nelle condizioni stabilite dalla legge, di pronunciarsi sugli effetti civili anche quando il reato risulta estinto per prescrizione.

La conferma delle statuizioni civili permette di mantenere gli effetti risarcitori della precedente pronuncia, nonostante l'impossibilità di giungere a una condanna penale per il reato ormai prescritto.

Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante nei procedimenti riguardanti le patologie asbesto-correlate, caratterizzate spesso da lunghi periodi di latenza tra l'esposizione alle fibre cancerogene, la comparsa della malattia e l'eventuale decesso.

A questi tempi si aggiungono quelli necessari per l'accertamento giudiziario delle responsabilità, con il rischio che il trascorrere degli anni incida sull'esito penale dei processi.

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), ha dichiarato: «Il tempo ha cancellato il reato, ma non la responsabilità. Dopo anni di battaglie giudiziarie, questa decisione rappresenta un risultato importante per la famiglia della vittima e per tutti i lavoratori di Bagnoli che hanno respirato amianto senza essere adeguatamente protetti. La prescrizione resta una ferita, perché il trascorrere del tempo non può cancellare il diritto alla giustizia. Come ONA abbiamo chiesto che la Corte si pronunciasse comunque sugli effetti civili e il dispositivo va in questa direzione. Continueremo a batterci per garantire processi in tempi certi e risarcimenti effettivi alle vittime dell'amianto».

Le parole del presidente dell'ONA richiamano l'attenzione su uno degli aspetti più delicati dei processi per le morti da amianto: la necessità di conciliare i tempi della giustizia con quelli di malattie che possono manifestarsi anche molti decenni dopo l'esposizione.

Amianto e giustizia: la tutela delle vittime oltre la prescrizione

La decisione della Corte di Assise di Appello di Napoli assume particolare rilevanza per la tutela civile delle vittime e dei loro familiari.

La conferma delle statuizioni civili consente infatti di preservare le conseguenze risarcitorie riconosciute nel precedente giudizio, evitando che l'estinzione del reato determini automaticamente il venir meno della tutela patrimoniale accordata alle parti civili.

Per l'Osservatorio Nazionale Amianto, la pronuncia rappresenta un risultato importante nell'impegno per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti all'amianto e delle famiglie colpite dalle conseguenze delle patologie asbesto-correlate.

Resta tuttavia aperta la questione della durata dei procedimenti giudiziari, particolarmente complessa nei casi in cui l'accertamento delle responsabilità richieda la ricostruzione di condizioni lavorative risalenti a molti decenni prima.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Solo con il deposito sarà possibile conoscere nel dettaglio il percorso argomentativo seguito dai giudici nella conferma delle statuizioni civili.

Prosegue l’impegno dell’Osservatorio Vittime del Dovere APS e dell’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto APS, con tutto lo staff legale di cui fa parte l’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Giorgia Cicconi, la Sig.ra Francesca Piredda e la Dott.ssa Federica Pacca.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.

 

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