Amianto nelle scuole di Roma: bonifiche avviate, successo dell'ONA
L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA APS) continua il suo impegno per la bonifica amianto nelle scuole.
Non solo eternit, e cioè il cemento-amianto, ma anche colle e altri materiali in amianto sono ancora presenti in almeno 2.400 scuole in Italia.
A Roma e nella Città Metropolitana sono ancora circa 140 le scuole con amianto. Intanto alcuni interventi sono stati già eseguiti. Va dato merito all’amministrazione del Sindaco Roberto Gualtieri, il quale ha disposto che si desse corso alla prima mappatura amianto, integrata poi anche dalle ulteriori segnalazioni dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
I dati sono stati presentati in occasione del convegno che si è tenuto in Campidoglio lo scorso 30 marzo 2026. L’impegno di ONA per la bonifica dell’amianto e tutela della salute, prosegue in tutto il territorio nazionale. Numerosi i casi di risarcimento dei danni amianto subiti da personale docente e non docente con condanna del Ministero dell’Istruzione al ristoro.
“Intendo ringraziare l’On.le Daniele Parrucci, delegato all’edilizia scolastica di Roma Capitale e di Città Metropolitana, oltre che Consigliere capitolino, unitamente all’On.le Giorgio Trabucco, entrambi intervenuti nel corso dell’Assise Capitolina, ribadendo pieno sostegno per l’ultimazione della bonifica. Roma deve essere considerata a questo punto, alla luce dei 18 interventi di Roma Capitale e dei 36 della Città Metropolitana, come capofila nella bonifica dell’amianto in Italia. Certo molto c’è ancora da fare, ma siamo sulla strada giusta e l’ONA, alla luce di quanto emerso, circa la carenza di fondi per l’edilizia scolastica, rivolge un particolare appello al Premier Giorgia Meloni, affinché Roma, come gli altri Comuni, siano dotati delle necessarie risorse per portare a termine la bonifica delle scuole dall’amianto. È urgente portare a termine le bonifiche, evitare altre esposizioni e altri danni alla salute” -così l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.
Dall’analisi documentale, condotta tramite accesso agli atti amministrativi, emerge un quadro caratterizzato da interventi avviati e finanziamenti attivi, ma anche da significative criticità, tra cui l’assenza di mappature complete e aggiornate della presenza di amianto nelle scuole.
Cosa è emerso dall’indagine ONA
L’attività istruttoria ha coinvolto tutti i Municipi del Comune di Roma e la Città Metropolitana, evidenziando come la presenza di materiali contenenti amianto sia ancora diffusa e, in molti casi, individuata solo incidentalmente durante lavori di altra natura, come adeguamenti antincendio.
In diversi territori, tra cui il Municipio X, non risultano effettuate campagne sistematiche di monitoraggio né disponibili relazioni annuali complete sullo stato degli edifici scolastici. La mancanza di una mappatura organica rappresenta una delle principali criticità per la prevenzione sanitaria.
Il Municipio XI presenta invece la documentazione più articolata, con numerosi interventi eseguiti dal 2018 al 2024, tra cui la rimozione di 75 cassoni in amianto e ulteriori operazioni di bonifica in diversi plessi scolastici. Tuttavia, anche in questo caso, la presenza di amianto è emersa talvolta solo durante lavori non specificamente destinati alla sua individuazione.
Ulteriori criticità riguardano la dispersione documentale, come nel Municipio XIV, dove parte degli archivi storici non è più reperibile a causa di trasferimenti degli uffici.
Gli interventi della Città Metropolitana
La Città Metropolitana di Roma Capitale ha avviato un piano di interventi finanziati per circa 9,98 milioni di euro finalizzati alla rimozione e smaltimento dell’amianto negli edifici scolastici.
Ad oggi risultano avviati 36 interventi, con ulteriori cantieri programmati. Tuttavia, l’attuazione incontra ostacoli operativi e normativi, legati alla tipologia dei finanziamenti, che spesso consentono esclusivamente la rimozione dell’amianto e non soluzioni alternative come incapsulamento o confinamento, talvolta più idonee sotto il profilo tecnico ed economico.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla necessità di coordinare i lavori con l’attività didattica, concentrando gli interventi nei periodi di chiusura delle scuole o prevedendo lo spostamento temporaneo degli studenti.
Tra gli interventi più rilevanti si segnalano quelli presso l’I.I.S. “Enzo Ferrari”, dove sono stati bonificati circa 1.850 mq di superfici contaminate, e presso l’I.I.S. “Lombardo Radice”, dove si è proceduto al confinamento di materiali contenenti amianto su ampie superfici interne ed esterne.
Multidisciplinarità degli interventi verso un obiettivo condiviso
Tra gli interventi, si registra anche la partecipazione di Maria Grazia Calandrone, poeta, scrittrice e drammaturga, che ha dedicato il proprio contributo al tema dell’amianto, già affrontato in una delle sue opere, ponendo al centro dell’attenzione la dimensione umana della tragedia e il dolore vissuto dalle vittime.
A sostenere l’iniziativa è intervenuto anche Ruggero Alcanterini, presidente del CNIFP – Comitato Nazionale Italiano Fair Play, che ha garantito il patrocinio insieme all’Ordine degli Avvocati di Roma.
Riflessioni per la prevenzione del rischio
Antonio Caiafa, dell’Università LUM e Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma, ha posto l’accento sull’importanza della competenza e sulle responsabilità giuridiche connesse alla gestione del rischio amianto, evidenziando come una maggiore preparazione avrebbe consentito di evitare molte delle criticità emerse nel tempo.
Il giurista ha inoltre rimarcato la complessità nell’individuazione delle responsabilità, in particolare nei casi in cui la proprietà degli immobili scolastici non coincida con il loro utilizzo, sollevando interrogativi su chi debba rispondere tra costruttori, proprietari e utilizzatori.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della prevenzione nei bilanci aziendali. Caiafa ha ricordato come la normativa imponga l’obbligo di prevedere accantonamenti adeguati per la copertura dei rischi, sottolineando tuttavia che tali previsioni devono fondarsi su valutazioni concrete e non limitarsi a un adempimento formale.
Infine, ha richiamato il ruolo determinante degli organi di controllo, quali revisori e collegi sindacali, evidenziando la necessità che operino con piena autonomia e rigore, senza interferenze, al fine di garantire trasparenza e una reale tutela rispetto a rischi gravi come quelli derivanti dall’amianto.
Giampiero Cardillo, componente del Comitato Tecnico Scientifico ONA, ha evidenziato la necessità di rendere più attrattiva la bonifica dell’amianto, sottolineando come sia indispensabile renderla sostenibile anche sotto il profilo economico. Senza adeguati incentivi, ha osservato, difficilmente sarà possibile conseguire risultati concreti.
Ha quindi ribadito l’importanza di coinvolgere attivamente imprese e istituzioni, promuovendo meccanismi capaci di trasformare la rimozione dell’amianto in un’opportunità e non soltanto in un obbligo. Solo attraverso politiche mirate e investimenti strutturali, ha concluso, sarà possibile accelerare in modo significativo i processi di bonifica e tutela della salute pubblica.
Amianto e risvolti giudiziari
È intervenuto anche Fabio Massimo Gallo, già presidente facente funzione della Corte di Appello di Roma, che ha affrontato la questione sotto il profilo giuridico.
«Il problema dell’amianto, oltre ad avere enormi risvolti sociali e umani, si ripercuote inevitabilmente negli ambienti giudiziari», ha spiegato, sottolineando come i tribunali rappresentino spesso «la cassa di risonanza di problematiche che non trovano una soluzione preventiva».
Gallo ha messo in evidenza la complessità del sistema delle responsabilità: «Si tratta di una materia che coinvolge profili penali, civili, previdenziali e risarcitori». In particolare, ha precisato che «la responsabilità penale è personale, mentre quella civile riguarda una pluralità di comportamenti e soggetti».
Un passaggio centrale del suo intervento ha riguardato il tema della prevenzione: «Non dobbiamo limitarci all’aspetto risarcitorio, ma puntare soprattutto sulla prevenzione». Richiamando l’articolo 2087 del Codice civile, ha ricordato che «il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire la sicurezza e la tutela del lavoratore».
Sul piano processuale ha evidenziato un principio fondamentale: «Il lavoratore deve dimostrare l’attività svolta e il danno subito, mentre spetta al datore di lavoro provare di aver adottato tutte le misure necessarie per evitare il rischio».
Ha inoltre chiarito che il mero rispetto formale delle norme non è sufficiente: «Il datore di lavoro deve aggiornarsi costantemente allo stato della scienza. Non basta attenersi ai limiti di legge se questi non garantiscono una reale sicurezza».
In conclusione, ha ribadito la necessità di un cambiamento culturale: «Servono controlli più efficaci, ma soprattutto una vera cultura della prevenzione e della sicurezza». E ha aggiunto: «Meno si arriverà in tribunale, meglio sarà per tutti».
Nicola De Marinis, Consigliere della Corte di Cassazione, ha evidenziato come il tema dell’amianto si collochi oggi in un contesto giuridico profondamente evoluto, nel quale la tutela della salute, dell’ambiente e della sicurezza ha assunto un ruolo centrale anche a livello costituzionale.
Ha inoltre sottolineato come, accanto al principio di prevenzione, si affermi quello di precauzione, che impone di intervenire anche in presenza di rischi non pienamente accertati ma potenzialmente gravi.
Infine, ha ribadito che il diritto alla salute e a un ambiente salubre prevale sull’iniziativa economica, rendendo imprescindibile garantire condizioni di lavoro sicure e sostenibili.
Il ruolo della formazione
È intervenuto anche Guerrino Petillo, docente presso l’Università UNINT e Consigliere della Camera degli Avvocati Tributaristi di Roma, che ha posto al centro del proprio intervento il tema della formazione e degli strumenti economici per affrontare la questione amianto.
Petillo ha spiegato di aver orientato le attività accademiche verso questo ambito: «Abbiamo ritenuto fondamentale inserire la questione amianto nei percorsi formativi destinati ai funzionari pubblici, per aumentare la consapevolezza su un rischio ancora sottovalutato».
Ha quindi evidenziato la complessità delle patologie asbesto correlate, caratterizzate da tempi di latenza molto lunghi: «Non si tratta di eventi immediati, ma di patologie che si sviluppano anche dopo 20 o 30 anni, rendendo più difficile l’accertamento delle responsabilità e l’ottenimento della giustizia».
Ampio rilievo è stato dato anche al tema delle risorse economiche: «Il nodo centrale resta quello economico: senza finanziamenti adeguati e una chiara volontà politica, il problema è destinato a protrarsi nel tempo».
Petillo ha inoltre richiamato i limiti degli attuali strumenti fiscali, pur evidenziando alcune opportunità: «Esistono strumenti come il conto termico che possono finanziare interventi fino al 65%, ma risultano ancora poco utilizzati e insufficientemente finanziati».
Ha infine sottolineato la necessità di migliorare l’accesso alle informazioni: «Le amministrazioni devono essere messe nelle condizioni di conoscere e utilizzare queste agevolazioni, altrimenti anche le misure esistenti rischiano di rimanere inutilizzate».
Amianto e Forze Armate: il ricordo e la testimonianza
È intervenuto anche Pasquale Trabucco, colonnello dell’Esercito italiano e presidente del comitato per il ripristino della Festa del 4 novembre, già impegnato nel comparto sicurezza della Presidenza del Consiglio e promotore di iniziative commemorative, tra cui lunghi percorsi a piedi dedicati ai caduti.
«L’amianto non riguarda solo le scuole, ma è stato ampiamente presente anche nelle forze armate», ha dichiarato, ricordando l’utilizzo diffuso del materiale in numerosi mezzi e dotazioni: «Sommergibili, aeroplani, elicotteri, carri armati e persino nelle tute utilizzate dai soldati».
Trabucco ha evidenziato come molti militari siano stati esposti senza esserne consapevoli, sia durante le missioni all’estero sia sul territorio nazionale: «Spesso non si sapeva nemmeno di essere a contatto con un materiale così pericoloso».
Infine, ha collegato il tema a una dimensione più ampia di tutela della salute: «È una questione che riguarda tutti, non solo i militari, ma l’intera società, e richiede attenzione e impegno continuo».
Il ruolo delle istituzioni locali
È intervenuto anche Giorgio Trabucco, Consigliere dell’Assemblea Capitolina, che ha richiamato il ruolo delle istituzioni locali nella gestione dell’emergenza amianto, soffermandosi in particolare sulle criticità operative ed economiche.
«Roma è probabilmente più avanti rispetto ad altri territori, ma il problema resta enorme», è stato sottolineato, evidenziando come la presenza di amianto interessi scuole di ogni ordine e grado.
Particolare attenzione è stata dedicata all’assenza di una mappatura completa: «Spesso ci si accorge della presenza di amianto solo quando si aprono i cantieri, perché non esiste una ricognizione sistematica dei materiali utilizzati in fase di costruzione».
Sul piano degli interventi è stato ricordato che «sono stati avviati numerosi lavori, ma i costi restano molto elevati e difficilmente sostenibili nel lungo periodo», anche alla luce delle criticità che emergono durante le attività di cantiere.
Da qui la richiesta di un intervento strutturale: «Serve un piano nazionale straordinario, un vero e proprio “piano Marshall”, con risorse adeguate per affrontare il problema in modo definitivo».
Infine, è stato ribadito il valore della collaborazione: «Le istituzioni stanno facendo la loro parte, ma è fondamentale il contributo di realtà come l’ONA per mantenere alta l’attenzione su un tema che riguarda la salute di tutti».
Legalità e consapevolezza
Paola Vegliantei, presidente dell’Accademia della Legalità, ha sottolineato il ruolo dell’associazione nel dare voce alle cosiddette “sentinelle della legalità” e nel promuovere maggiore consapevolezza sul tema amianto. «Accademia oggi porta la voce naturalmente di tutti quelli che sono le sentinelle della legalità che ci sono in tutta Italia».
Ha evidenziato come il problema sia ancora gravemente sottovalutato: «l’amianto se uccide e continua ad uccidere non solo è pericoloso, ma dovrebbe mettere paura a tutti», ricordando la sua presenza ancora diffusa in scuole, caserme ed edifici pubblici. «Gli ATER hanno rivestimenti delle finestre con l’amianto, hanno le cantine piene di amianto».
Ha quindi denunciato una diffusa tendenza alla deresponsabilizzazione: «deleghiamo sempre a qualcun altro che dovrà prendersi l’onere e gli onori di non vedere morto nessun altro».
Nel suo intervento ha inoltre criticato l’insufficienza delle sole misure normative: «non ci deve essere soltanto un obbligo normativo, ma deve essere proprio una scelta, quindi quella di assicurare la salute alle persone», richiamando la necessità di promuovere una cultura della prevenzione e della salute pubblica. «qui si tratta di salute, salute pubblica di tutti, di tutti».
Infine, ha proposto una riflessione forte, richiamando una citazione: «l’amianto uccide più della mafia», sottolineando anche il tema delle discariche e della gestione illecita dei rifiuti, e ribadendo l’importanza di proseguire l’impegno sul tema, ringraziando l’ONA per il lavoro svolto.
Le testimonianze delle vittime e dei familiari
Momento particolarmente intenso è stato rappresentato dalle testimonianze delle vittime dell’amianto e dei loro familiari.
Ennio Pietrangeli ha ricordato la vicenda del padre, lavoratore in ambito scolastico, deceduto a causa di gravi patologie asbesto correlate manifestatesi molti anni dopo l’esposizione.
Mara Sabbioni ha raccontato la propria esperienza personale, legata alla perdita del padre, motorista della Marina Militare, morto a 57 anni dopo undici mesi di sofferenza a causa dell’esposizione alle fibre di amianto durante il servizio. Biologa di formazione, ha approfondito il tema fino ad analizzare la divisa del padre, conservata dalla madre, individuando la presenza di fibre di amianto, elemento determinante nella successiva azione legale. La causa, seguita dall’Avv. Ezio Bonanni, si è conclusa con la condanna del Ministero della Difesa.
Pur nella consapevolezza che la vittoria giudiziaria non possa restituire la perdita subita, l’esperienza ha rafforzato il suo impegno nel sostenere altre famiglie colpite e nel promuovere la memoria delle vittime.
Silvana Zambonini ha evidenziato come la dimensione del dolore non possa essere pienamente rappresentata né dalla scienza né dal diritto. Il marito è deceduto in soli cinque mesi a causa dell’amianto e lei stessa è affetta da patologie correlate per esposizione lavorativa. Ha sottolineato l’importanza dell’informazione e della prevenzione, ribadendo come la conoscenza possa salvare vite, e ha ringraziato l’Avv. Ezio Bonanni per il supporto legale ricevuto.
Luigi Abbate, giornalista e figlio di una vittima del dovere, ha ricordato la perdita del padre, sottufficiale della Marina, deceduto per asbestosi, fibrosi polmonare e sarcoma causati dall’esposizione all’amianto. Ha denunciato le difficoltà nel riconoscimento dei diritti per i familiari delle vittime e criticato approcci giuridici che riducono il dolore a una mera quantificazione economica. Ha inoltre richiamato la situazione ambientale di Taranto, segnata dalla presenza di strutture contaminate da amianto e da interventi di bonifica ritenuti insufficienti.
Prospettive e necessità urgenti
“L’ONA ribadisce la necessità di un piano sistematico e coordinato che preveda la mappatura completa di tutti gli edifici scolastici, la programmazione pluriennale delle bonifiche e il rafforzamento della trasparenza amministrativa. Solo attraverso un approccio strutturato sarà possibile garantire la tutela della salute di studenti, docenti e personale scolastico” -così dichiara Francesca Piredda del coordinamento ONA.
Servizio ONA per la tutela e segnalazione dei rischi amianto
Poiché si moltiplicano i casi di segnalazione di mesotelioma, e di altre patologie asbesto correlate, tra cui tumore del polmone, laringe, stomaco, colon e ovaie, è sempre operativo il coordinamento ONA di assistenza legale, composto dall’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Giorgia Cicconi e la Dott.ssa Federica Pacca. L’emergenza amianto è estesa a tutti i comparti, compresi quelli delle Forze Armate. Quindi sia la presenza di amianto nelle scuole che i casi di danni alla salute possono essere segnalati anche con richiesta di assistenza all’associazione Osservatorio Nazionale Amianto, con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.
Fonte: Osservatorio Nazionale Amianto