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Amianto nella Guardia di Finanza, il Consiglio di Stato accoglie le ragioni di un maresciallo: confermato il diritto all’equo indennizzo

Dopo la Corte d’Appello di Firenze e la Cassazione, anche il Consiglio di Stato riconosce le ragioni dell’ex maresciallo Claudio Apicella, esposto per anni all’amianto durante il servizio sulle unità navali della Guardia di Finanza. Ora si apre la strada al risarcimento integrale dei danni.

Il Consiglio di Stato, Seconda Sezione, ha accolto l’appello del maresciallo Claudio Apicella, 78 anni, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. I giudici hanno riformato la sentenza del TAR Lazio e annullato il provvedimento con cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Comando Generale della Guardia di Finanza avevano revocato il precedente riconoscimento dell’equo indennizzo per la patologia asbesto-correlata contratta durante il servizio.

La decisione rappresenta una nuova e decisiva vittoria per l’ex militare, che per oltre trent’anni ha servito lo Stato nel contingente di mare della Guardia di Finanza, operando a bordo delle unità navali del Corpo, in particolare nelle sale macchine, dove all’epoca era diffusa la presenza di materiali contenenti amianto.

Cosa ha stabilito il Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha ritenuto fondato l’appello del maresciallo Apicella e ha annullato il provvedimento di autotutela del 10.07.2018, con cui l’Amministrazione aveva revocato il decreto del 13.02.2017 che riconosceva la spettanza dell’equo indennizzo.

Secondo i giudici amministrativi, l’annullamento disposto dalla Guardia di Finanza era privo di adeguati elementi istruttori e fondato su valutazioni generiche, non riferite in modo specifico alle unità navali sulle quali Apicella aveva prestato servizio né al periodo effettivo della sua attività lavorativa. Il Consiglio di Stato ha evidenziato che non vi erano elementi sopravvenuti idonei a dimostrare l’illegittimità del precedente riconoscimento dell’equo indennizzo.

Con l’accoglimento dell’appello, torna quindi efficace il decreto n. 586 del 13 febbraio 2017, che aveva riconosciuto il diritto all’equo indennizzo per la patologia accertata. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Comando Generale della Guardia di Finanza sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio.

Il caso in breve

Claudio Apicella si è arruolato nella Guardia di Finanza nel 1965 e ha prestato servizio fino al 1998 nel contingente di mare, con il grado di Maresciallo Capo. Per molti anni è stato imbarcato sulle unità navali del Corpo, svolgendo mansioni di motorista navale e direttore di macchina.

Durante il servizio ha operato quotidianamente in ambienti confinati e tecnici, come sale macchine e vani motore, dove l’amianto era utilizzato nelle coibentazioni, nelle guarnizioni, nelle tubazioni e in altri componenti navali. Successivamente gli sono state diagnosticate placche pleurichediffuse come per asbestosi, patologia riconosciuta come conseguenza dell’esposizione professionale alle fibre di amianto.

 In un primo momento l’Amministrazione aveva riconosciuto la dipendenza della malattia da causa di servizio e la spettanza dell’ equo indennizzo. Successivamente, però, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Comando Generale della Guardia di Finanza avevano revocato il provvedimento favorevole, chiedendo anche la restituzione delle somme già corrisposte.

Da quel momento è iniziata una lunga battaglia giudiziaria. La Corte d’Appello di Firenze ha riconosciuto il nesso tra la malattia e il servizio svolto, valorizzando la prolungata esposizione all’amianto durante l’attività sulle unità navali. La Corte di Cassazione ha poi respinto il ricorso dell’Avvocatura dello Stato, rendendo definitivo l’accertamento della natura professionale della patologia e della sua riconducibilità al servizio prestato.

Con la decisione del Consiglio di Stato arriva ora anche il riconoscimento definitivo del diritto all’equo indennizzo.

Le dichiarazioni

«Questa sentenza restituisce giustizia a un uomo che ha servito il Paese con onore, pagando con la propria salute l’esposizione all’amianto. Anche il Consiglio di Stato ha riaffermato un principio fondamentale: i diritti dei lavoratori esposti non possono essere negati o revocati senza un’istruttoria rigorosa e fondata su elementi concreti. La nostra battaglia non si conclude qui: proseguiremo il percorso giudiziario per ottenere anche il pieno risarcimento di tutti i danni subiti», dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Lo staff ONA al fianco delle vittime

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutte le vittime dell’amianto e le loro famiglie, offrendo supporto legale e medico gratuito. Lo staff ONA è composto dall’Avv. Veronica Scigliano, dall’Avv. Lidiana Belfiore, dall’Avv. Giorgia Cicconi, dalla Sig.ra Francesca Piredda e dalla Dott.ssa Federica Pacca, che operano al fianco delle persone esposte e dei familiari per la tutela dei loro diritti.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294. 

Fonte: Osservatorio Nazionale Amianto

 

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