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Amianto nelle officine COTRAL, la vedova di un meccanico vince dopo dieci anni contro l’Inail

La Corte d’Appello di Roma riconosce l’origine professionale del tumore che nel 2016 uccise l’uomo: alla donna spettano circa 200mila euro.

Quasi dieci anni di battaglia legale, un primo no dell’Inail e una sconfitta in tribunale non hanno fermato una donna di 80 anni di Soriano nel Cimino, nel Viterbese. Oggi la Corte d’Appello di Roma, con una sentenza appena diventata definitiva, le ha dato ragione: il tumore ai polmoni che nel 2016 stroncò suo marito, ex meccanico della Cotral, fu causato dall’amianto respirato sul lavoro.

L’attività lavorativa

L’uomo, anch’egli di Soriano nel Cimino, aveva lavorato dal 1976 al 2000 nella manutenzione dei mezzi dell’azienda di trasporto regionale, in particolare sulla linea Roma-Viterbo. Ogni giorno interveniva su freni, guarnizioni e altri componenti meccanici contenenti amianto, materiali che liberavano fibre e polveri nell’aria delle officine.

I problemi sono comparsi all’inizio del 2016: difficoltà respiratorie, forte stanchezza, perdita di appetito. Gli esami hanno rivelato un carcinoma neuroendocrino polmonare. L’uomo è morto il 29 settembre di quell’anno, a 71 anni, nel suo paese.

La vicenda giudiziale

Convinta che la malattia fosse legata al lavoro del marito, la vedova ha chiesto all’Inail di riconoscerne l’origine professionale. La domanda è stata respinta, e lo stesso esito ha avuto il ricorso al Tribunale di Viterbo.

Assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona), la donna ha però impugnato la decisione davanti alla Corte d’Appello di Roma. I giudici hanno ribaltato il verdetto di primo grado, riconoscendo il nesso tra l’esposizione all’amianto e la malattia che ha causato la morte del lavoratore. Decisiva la consulenza tecnica, che ha individuato proprio negli anni di servizio alla Cotral l’esposizione all’origine della patologia.

La Corte ha ribadito anche un principio che interessa tutte le vittime dell’amianto: quando l’esposizione professionale è accertata e la malattia rientra tra quelle previste dalla normativa, non sono i familiari a dover dimostrare che il tumore non abbia avuto altre cause. Spetta all’Inail, semmai, fornire la prova contraria.

La sentenza riconosce alla vedova la rendita ai superstiti e le altre prestazioni previste dalla legge, per un valore complessivo di circa 200mila euro, secondo la stima dell’Ona.

Il commento dell'Osservatorio Nazionale Amianto

«Questa vicenda racconta la determinazione di una donna che non ha accettato che la morte del marito restasse priva di un riconoscimento – commenta l’avvocato Bonanni –. Dopo aver condiviso una vita con il suo compagno, ha scelto di difenderne la memoria e i diritti, affrontando un percorso giudiziario lungo e complesso». Il legale richiama poi l’attenzione sui rischi corsi per decenni dai lavoratori della manutenzione automobilistica e ferroviaria, spesso a contatto con materiali contenenti amianto, «le cui conseguenze sulla salute possono manifestarsi molti anni dopo».

Prosegue l’impegno dell’Osservatorio Vittime del Dovere APS e dell’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto APS, con tutto lo staff legale di cui fa parte l’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Giorgia Cicconi, la Sig.ra Francesca Piredda e la Dott.ssa Federica Pacca.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.

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