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Decreto Imprese: cosa cambia e quanto possono ricevere le imprese?

Introdotto nuovo criterio per la seconda tornata di contributi. Proroga moratoria, novità sul fondo di garanzia. In Consiglio dei ministri prossima settimana.

In fase di elaborazione il nuovo provvedimento che riconoscerà nuovi aiuti alle imprese e famiglie in difficoltà. Intanto cambia nome, non più Decreto Sostegni bis ma si chiamerà Decreto Imprese.

Ora, a parte il cambiamento del nome, che sinceramente non ci interessa minimamente, valutiamo le ipotesi messe in campo per "ristorare, seppur parzialmente" le imprese danneggiate dal Covid. 

Congiuntamente saranno discussi gli emendamenti sul Decreto Sostegni. E' ragionevole pensare che le modifiche possano convergere nel Decreto Imprese in moda da velocizzare i tempi. 

Il Decreto Imprese ha una dotazione di 22 miliardi. La traccia del provvedimento non è ancora definità ma la volontà è quella di varare misure che possano condurre le imprese fuori dalla crisi

La strada che si sta percorrendo mira a raggiungere la meta, attraverso l'attivazione di questi urgenti interventi:

  • proroga della moratoria almeno fino al 31 dicembre 2021;
  • introduzione di un nuovo parametro basato sui costi fissi da utilizzare per la concessione dei contributi alle imprese danneggiate dal Covid in alternativa a quello utilizzato sin d'ora che vedeva l'assegnazione sulla base della perdita di fatturato. L'ipotesi è che siano le imprese a scegliere a quale criterio aderire.

Inoltre, secondo quanto dichiarato dal Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, si fa strada l'ipotesi di allungare i tempi di restituzione dei finanziamenti assistiti dalla garanzia dello Stato. Intervenire in tal senso è indispensabile, ad oggi le imprese devono restituire i finanziamenti in sei anni. Troppo poco tempo per recuperare ormai due anni di perdite. Giorgetti ha sottolineato come l'attuale limite di durata dei finanziamenti del fondo, "vitale" nel "fornire una risposta rapida ed efficace" alle imprese durante la crisi, "non è più conciliabile con le esigenze generate dalla pandemia".

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