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Asbestosi in mare: il Ministero della Difesa condannato al risarcimento del danno

Amianto e Marina Militare, sono sempre più numerosi i casi di malattie asbesto correlate. 

L’Osservatorio Vittime del Dovere continua a ricevere segnalazioni di casi, compresi quelli di asbestosi, che è la fibrosi polmonare da amianto, che ha anche delle ripercussioni cardiache e cardiovascolari. Infatti, l’amianto provoca anche danni cardiaci, e complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatorie, come più volte dimostrato dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Raccontiamo la storia del M.llo Salvatore A., a lungo imbarcato nelle navi della Marina Militare Italiana ed oggi uno dei pochi tra gli ammalati, ancora in vita, che può raccontare la sua triste esperienza. L’Avv. Bonanni ha assistito il sottufficiale della Marina Militare nella procedura amministrativa per il riconoscimento dello status di vittima del dovere che è arrivato da parte del Ministero della Difesa/Marina Militare che ha riconosciuto Salvatore come vittima del dovere, perché è stato esposto ad amianto per motivi di servizio.

Il TAR del Lazio, anche sulla base degli atti confessori del Ministero della Difesa, ha disposto degli accertamenti medico legali che hanno confermato la malattia, e quindi ha condannato anche al risarcimento del danno. Alla luce di questa sentenza al Maresciallo dopo la liquidazione della speciale elargizione, di circa 50 mila euro, è stata concessa anche la liquidazione del risarcimento del danno nella misura di ulteriori cinquantamila euro, per una liquidazione totale di quasi centomila euro. Somma che di certo non restituirà la salute al militare, la cui battaglia contro l’asbestosi è stata una triste storia di esposizione e ingiustizia, che nel frattempo è stato congedato proprio per la malattia.

Originario di Palermo ed oggi 63enne, ha prestato servizio nella Marina Militare dal 1978 al 2014, come capo radiotelegrafista di bordo. Durante questo periodo, ha svolto le sue attività a terra, presso gli arsenali militari, e a bordo nave per 17 anni e 11 mesi, di cui circa 12 anni sui sommergibili della “classe Toti”. Durante questo periodo è stato esposto a una massiccia presenza di amianto, utilizzato come materiale coibente e isolante. Nonostante fosse ben nota da tempo la lesività dell'amianto, il maresciallo non fu informato dalla Marina Militare, né dotato di strumenti di protezione individuale. Nel 2005, seguendo le indicazioni del Ministero della Difesa, aveva presentato una domanda all’INAIL di Siracusa per il riconoscimento dell’esposizione all’asbesto, al fine di ottenere i benefici previdenziali previsti dalla legge. Nel 2013, però, lINAIL aveva riconosciuto l'esposizione solo per un periodo inferiore ai dieci anni, dal 1986 al 1995, ignorando il periodo più lungo dichiarato dal Ministero della Difesa. Questo riconoscimento parziale ha avuto conseguenze significative: il militare non ha potuto accedere ai benefici previdenziali completi previsti dal comma 8 dell'art. 13 della legge n. 257/1992, subendo un ritardo nel raggiungimento dei requisiti pensionistici e ricevendo una prestazione pensionistica ridotta. Per tali motivi, aveva chiesto il riesame della sua istanza all’INAIL di Siracusa, senza tuttavia ricevere alcuna risposta. Nel 2014 ottiene il congedo per infermità perché sia il Ministero della Difesa, sia INAIL avevano attestato l’esposizione all’amianto. Di conseguenza, in data 16 ottobre 2019, è seguita l’iscrizione del ricorrente nel registro dei lavoratori esposti all’amianto da parte della Regione Siciliana.

Nel 2020 è arrivata la diagnosi di asbestosi polmonare, riconosciuta come "dipendente da causa di servizio" e nel 2021 arriva l’equiparazione alle “vittime del dovere”. Nonostante questi traguardi, il sottufficiale ha continuato la sua lotta per ottenere il riconoscimento completo dei suoi diritti, inclusa la determinazione del grado di invalidità e la ricerca di un adeguato risarcimento per i danni subiti, non solo per l’asbestosi polmonare, ma anche per i disturbi psicologici manifestati e per il timore di ricevere una diagnosi di patologia a esito mortale. Si è quindi rivolto all’ONA e, grazie all’azione legale portata avanti dall’avv. Ezio Bonanni, con il verdetto del TAR Lazio, finalmente è stata fatta giustizia. Il TAR del Lazio ha riconosciuto un risarcimento di circa 50 mila euro per danni biologici, patrimoniali e non patrimoniali, oltre alla rivalutazione e agli interessi. Questa sentenza rappresenta una conquista significativa nella battaglia dell’Osservatorio Nazionale Amianto per la tutela dei militari e dei civili esposti all’amianto e altri cancerogeni.

Sia l’Osservatorio Vittime del Dovere, che l’Osservatorio Nazionale Amianto - ONA, hanno concordemente istituito il numero verde 800 034 294, a cui tutti i militari e il personale civile delle Forze Armate si può rivolgere per chiedere consulenza legale e assistenza.

Fonte: Osservatorio Nazionale Amianto

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