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Amianto, strage di ferrovieri: oltre 4.000 decessi

Ennesima sentenza che riconosce il rischio amianto nelle FF.SS. Condannata l’INAIL ora si passa all’azione di risarcimento danni.

Nella triste saga che vede protagonista l'amianto e i suoi devastanti effetti sulla salute dei lavoratori delle Ferrovie dello Stato, uno dei casi è quello di Pasquale Laperchia. Operaio manutentore, poi macchinista, alle dipendenze di Ferrovie dello Stato (oggi RFI S.p.A.) dal 1970 al 2005. Laperchia ha trascorso gran parte della sua vita lavorativa esposto all'asbesto, senza adeguati dispositivi di protezione. Nato a Taranto nel 1948, la sua storia si conclude tragicamente nel 2021 all’età di 73 anni, dopo aver combattuto una disperata battaglia contro il mesotelioma pleurico, un cancro causato dalle fibre di amianto, utilizzato nei rotabili, compresi i locomotori e le carrozze ferroviarie. Queste fibre di amianto, anche allo stato friabile, sono state respirate e hanno provocato la morte del ferroviere. Questi, prima di morire, ha attivato la tutela indennitaria presso l’INAIL, che inizialmente aveva rigettato la richiesta. È stato poi difeso in giudizio dall’Avv. Ezio Bonanni, con riconoscimento della malattia professionale e condanna dell’INAIL alla rendita diretta. Gli orfani di Pasquale Laperchia hanno diritto ad ottenere la liquidazione di quanto maturato dal loro congiunto in vita, per effetto della sentenza del Tribunale di Taranto, che ha condannato l’INAIL a riconoscere la rendita in favore del defunto. Infatti, il CTU medico-legale del Tribunale di Taranto ha ricondotto l’insorgenza del mesotelioma ad esposizione professionale ad amianto in FS. Infatti, i figli sono gli eredi del lavoratore defunto. Questi ultimi hanno maturato il diritto anche al risarcimento del danno da lutto. Infatti, sia Dario che Igor, in quanto orfani di Pasquale Laperchia, hanno subito la sofferenza fisica e morale per la morte del congiunto, e quindi chiederanno il risarcimento di tutti i danni subiti. In sostanza, in sede giudiziaria, la causa proseguirà nei confronti delle FS per il risarcimento di tutti i danni. Sia i danni subiti dal lavoratore/ferroviere, sia quelli iure proprio dei figli. 

Un riconoscimento tardivo: il lavoratore è deceduto nel corso della causa

Nel luglio 2019, Laperchia ha ricevuto la diagnosi infausta di mesotelioma pleurico. Ha presentato la domanda all'INAIL per il riconoscimento della malattia professionale, ma questa è stata inizialmente respinta. Nel 2021, il Tribunale di Taranto ha accolto il ricorso presentato dal legale Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA, e ha condannato l'INAIL alla costituzione delle prestazioni previdenziali. Purtroppo, il riconoscimento è giunto troppo tardi per l’uomo, che è deceduto prima di poter vedere giustizia fatta. La sentenza ha comunque sancito una rendita pari al 60% di inabilità permanente e le maggiorazioni economiche previste dal Fondo Vittime Amianto, liquidate in favore degli orfani.

Una tragedia familiare

L’indennizzo previdenziale è quello dell’INAIL per la vittima primaria e cioè del lavoratore, che è deceduto nelle more del giudizio. La causa è stata portata a termine dai figli che hanno ottenuto giustizia. All’esito di questo giudizio, e della morte del loro congiunto, gli orfani, già privi della loro madre, sono rimasti senza entrambe le figure genitoriali. La sofferenza fisica e morale è alimentata dal fatto che sono stati informati della loro esposizione domestica ad amianto, che li espone direttamente a contrarre la stessa malattia del padre. Si preannuncia, dopo la condanna dell’INAIL a versare i ratei di rendita maturati dal defunto, anche l’azione legale a carico delle Ferrovie dello Stato. Infatti, proprio in seguito alle numerose sentenze di condanna a carico delle stesse FFSS, ottenute dall’Avv. Ezio Bonanni, anche in questo caso si procederà per ottenere il risarcimento di tutti i danni, sia della vittima primaria, che dei famigliari.

Un dramma nazionale

L'uso massiccio di amianto nelle Ferrovie dello Stato ha avuto conseguenze disastrose. Il VII rapporto ReNaM ha censito 696 casi di mesotelioma tra i dipendenti FS fino al 2018, una cifra che rappresenta solo la punta dell'iceberg. Si stima che i casi reali di mesotelioma tra i ferrovieri possano essere intorno ai mille, con un tasso di mortalità del 93%. A questi si aggiungono oltre 1.800 decessi per cancro del polmone da amianto. Complessivamente, le malattie asbesto-correlate hanno causato più di 4.000 morti tra i lavoratori delle Ferrovie dello Stato. 

L’uso dell’amianto nelle ferrovie

Dalla metà degli anni ’50 fino agli anni ’80, l’amianto è stato largamente utilizzato dalle Ferrovie dello Stato per la coibentazione dei rotabili, nelle guarnizioni dei freni e nelle carrozze. Le fibre di amianto rilasciate dai freni dei treni e dalle coibentazioni degradate si sono disperse nell'aria, contaminando non solo i ferrovieri, ma anche i viaggiatori. Solo negli anni ’90 sono iniziati i provvedimenti di prevenzione e le operazioni di bonifica, che si sono concluse solo all’inizio degli anni 2000.

Un’epidemia silenziosa

L’avvocato Ezio Bonanni, da anni impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori esposti all'amianto, ha denunciato l’epidemia di mesoteliomi e patologie asbesto correlate tra coloro che hanno lavorato nel settore dei rotabili ferroviari. "L’ennesima morte di un lavoratore per amianto dopo aver lavorato nelle Ferrovie dello Stato. La distruzione del nucleo famigliare, il venir meno del capo famiglia, ucciso dalle fibre di amianto, sotto lo sguardo cieco delle Ferrovie. Il VII rapporto ReNaM ha censito 696 casi di mesotelioma tra i dipendenti FS, fino al 2018 (data della rilevazione dell’ultimo rapporto ReNaM), che costituiscono la punta dell’iceberg, di una stima che a tutt’oggi comprende circa mille casi solo di mesotelioma, con un indice di mortalità del 93%, e quindi di più di 900 casi di decessi solo per mesotelioma, a cui si aggiungono più di 1.800 decessi per k del polmone da amianto, e perciò stesso il numero di decessi per malattie asbesto correlate solo nelle Ferrovie dello Stato supera i 4.000 casi, solo in Italia. Questo è un dato allarmante che conferma che l’epidemia non si ferma”.

La tutela delle vittime dell’amianto e dei loro familiari

L’ONA tutela la salute e l’ambiente. Tra le diverse emergenze anche quella dell’amianto nelle Ferrovie dello Stato, come dimostra il caso di Pasquale Laperchia, ferroviere macchinista. Per questi motivi, tutti i ferrovieri esposti ad amianto possono chiedere il risarcimento dei danni e comunque la tutela dell’ONA. Perciò, nel caso di sospetto di danno per esposizione ad amianto, si può contattare l’ONA al numero verde 800 034 294.

 

Fonte: Osservatorio Nazionale Amianto

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