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Eternit Bis: la lunga battaglia dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni per la giustizia

La vicenda giudiziaria conosciuta come Eternit Bis ha visto una significativa evoluzione con la conferma della condanna in appello per l'imprenditore svizzero Stephan Ernest Schmidheiny.

La Seconda Sezione della Corte di Assise d'Appello di Napoli, con l’apporto decisivo dell’Osservatorio Nazionale Amianto, costituito parte civile, ha confermato la decisione di primo grado, della Corte di Assise del Tribunale di Napoli, presso cui è stato tratto a giudizio il magnate svizzero. Padrone e signore dell’amianto, Stephan Ernest Schmidheiny è stato al centro di numerose denunce di vittime e di loro familiari, anche presso la città di Napoli, per il sito ubicato a Bagnoli.

Già nel primo processo, quello per disastro ambientale, dopo una prima assoluzione per prescrizione, la Corte di Appello di Torino aveva condannato Stephan Ernest Schmidheiny a 18 anni di reclusione, anche con riferimento al caso di Napoli Bagnoli. Infatti, in seguito alla presenza dello stabilimento Eternit di Napoli Bagnoli, oltre al decesso di tutti coloro che vi hanno lavorato, sono morti per malattie asbesto correlate anche i rispettivi familiari e coloro che vivevano nei pressi dello stabilimento. La sentenza d’appello fu poi annullata dalla Corte di Cassazione per prescrizione. “Dopo l’amaro in bocca della sentenza di prescrizione, ora questa nuova condanna in appello lascia intravedere la possibilità che con una conferma in Cassazione si possa, in ogni caso, affermare giudiziariamente la colpevolezza dell’imputato per il reato di omicidio colposo. Intanto, si continua a morire, purtroppo. Anche coloro che hanno abitato nei dintorni continuano a morire per mesotelioma. Quel territorio, e quindi Napoli Bagnoli e perfino Pozzuoli, continua ad avere una più alta incidenza di casi di mesotelioma, proprio per la presenza di amianto, anche in fibre disperse dallo stabilimento Eternit, fino alla recente bonifica”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA e legale di parte civile nel processo Eternit Uno e in quello Eternit Due. 

Nel merito, la Corte di Appello ha confermato i tre anni e mezzo di pena, già inflitti in primo grado, per l'omicidio colposo di Antonio Balestrieri, un operaio che ha perso la vita a causa della prolungata esposizione all'amianto presso lo stabilimento Eternit di Bagnoli, nel quartiere occidentale di Napoli, ai piedi della caldera dei Campi Flegrei. Un verdetto che rappresenta una svolta fondamentale nella lotta per la giustizia delle vittime dell’amianto e delle loro famiglie, in una vicenda legale che ha visto protagonista l'Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l'avvocato Ezio Bonanni.

La vicenda legale dell'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, legata al disastro ambientale causato dall'azienda Eternit, è stata segnata da una serie di condanne e ricorsi che hanno lasciato un segno profondo nella storia giudiziaria italiana.

Il 13 febbraio 2012, il Tribunale di Torino ha emesso una condanna di sedici anni di reclusione nei confronti di Schmidheiny per disastro ambientale doloso permanente e per omissione volontaria di misure di sicurezza sul lavoro. Questa sentenza ha anche ordinato il risarcimento per tremila parti civili, riconoscendo l'entità dei danni provocati dall'amianto.

In seguito, il 3 giugno 2013, la Corte d'Appello ha parzialmente riformato la pena, portandola a diciotto anni. In aggiunta, la Corte ha stabilito un risarcimento di venti milioni di euro alla Regione Piemonte e di 30,9 milioni al comune di Casale Monferrato, le aree più colpite dall'inquinamento.

Tuttavia, il 19 novembre 2014, la Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di disastro ambientale, annullando le condanne e i risarcimenti precedentemente stabiliti a favore delle parti civili. Questa decisione ha rappresentato una svolta amara per le vittime e le loro famiglie, suscitando numerose polemiche e critiche sulla giustizia del sistema legale.

La recente decisione della Corte di Assise d'Appello di Napoli ha confermato non solo la condanna di Schmidheiny, ma ha anche ribadito la gravità delle condizioni di lavoro precarie all'interno dello stabilimento Eternit di Bagnoli durante il periodo in cui vi lavorava Antonio Balestrieri. Secondo l'Osservatorio Nazionale Amianto, la gestione dell'amianto all'interno dello stabilimento era carente di precauzioni: l'amianto veniva utilizzato senza le dovute protezioni, sia all'interno sia all'esterno, con sacchi di juta privi di chiusura ermetica scaricati dalle navi senza che i lavoratori fossero adeguatamente informati sui rischi.

Ezio Bonanni ha commentato la sentenza con queste parole: "I tanti processi, non solo quelli a carico di Stephan Ernest Schmidheiny, hanno confermato la estrema pervasività delle fibre di amianto, che si sono aerodisperse e per lunghi periodi sono state inalate, e che ora continuano a provocare casi di mesotelioma, tumore del polmone, cancro della laringe, asbestosi e altre patologie, purtroppo tutte mortali. La vicenda non può essere limitata al solo stabilimento Eternit, ma è estesa ai diversi siti industriali, tra cui quello di Fincantieri, e al comparto delle Forze Armate, basi Arsenalizie, tra cui Taranto e La Spezia, navi militari, carri armati, così come ai treni delle Ferrovie dello Stato. Tutti i diversi processi, compreso quello Eternit e anche i giudizi civili, hanno posto in evidenza la violazione di regole cautelari, quindi si sono ammalati non solo gli operai, ma anche gli impiegati e perfino gli stessi familiari. Il processo Eternit ha confermato che, non solo è stato lavorato l’amianto, vi fu totale non curanza anche delle misure minime per abbattere la polverosità e la dispersione di fibre, cosicché la loro inalazione e ingestione è stata molto elevata per le maestranze, che poi tornavano a casa con le tute e i capelli contaminati, ed esponevano ad amianto anche i loro congiunti e così la strage, purtroppo, continua”. 

Il caso Eternit Bis non solo riflette una battaglia in corso per la giustizia, ma sottolinea anche le responsabilità delle grandi industrie nella gestione dei materiali pericolosi e nella protezione dei lavoratori. Le sue implicazioni continuano a suscitare dibattiti e a influenzare le politiche pubbliche per la sicurezza sul lavoro e la tutela dell’ambiente.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto prosegue il suo impegno per la tutela dell’ambiente e della salute, per la prevenzione del mesotelioma. Tutti coloro che sono stati esposti all’amianto hanno diritto al risarcimento dei danni possono ricevere la tutela medica e legale offerta dall’ONA. Nel caso di sospetto di danno per esposizione all’amianto, l’ONA è operativo al numero verde 800 034 294 e sul sito online. 

 

Fonte: OsservatorioNazionale amianto

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